La Open Source Definition
Nel 1998, Bruce Perens e Eric S. Raymond fondano la Open Source Initiative (OSI) con l’obiettivo di promuovere il software Open Source nel mondo delle imprese. Il termine “Open Source” viene proposto come alternativa a “Free Software” per evitare l’ambiguità della parola “free” in inglese e ridurre la resistenza del mondo aziendale verso il software libero.
Il documento fondamentale dell’OSI è la Open Source Definition (OSD), derivata dalle Debian Free Software Guidelines scritte dallo stesso Perens. L’OSD stabilisce dieci criteri che una licenza deve soddisfare per essere certificata come Open Source, tra cui libertà di redistribuzione, accesso al codice sorgente, possibilità di creare opere derivate e assenza di discriminazioni verso persone, gruppi o campi di applicazione.
Raymond, autore del saggio “The Cathedral and the Bazaar” (1997), fornisce la base teorica del movimento, descrivendo il modello di sviluppo distribuito che caratterizza i progetti Open Source di successo.
Licenze copyleft: GPL e LGPL
La GNU General Public License (GPL), creata da Richard Stallman nel 1989 e aggiornata alla versione 2 nel 1991, è la licenza copyleft per eccellenza. Il principio è semplice: chi distribuisce software derivato da codice GPL deve rilasciarlo sotto la stessa licenza, garantendo che le libertà si propaghino a ogni opera derivata. Questo meccanismo, detto copyleft, impedisce che il codice libero venga incorporato in prodotti proprietari senza restituire le modifiche alla comunità.
La LGPL (Lesser GPL) applica lo stesso principio ma con una restrizione più morbida: una libreria LGPL può essere utilizzata (linkata) da software proprietario senza che quest’ultimo debba adottare la GPL. Questo la rende adatta alle librerie che si vogliono rendere disponibili anche per applicazioni commerciali chiuse.
Licenze permissive: BSD, MIT, Apache
Le licenze permissive adottano un approccio diverso: consentono a chiunque di utilizzare, modificare e redistribuire il codice, anche all’interno di prodotti proprietari, con il solo obbligo di mantenere la nota di copyright. La licenza BSD (nelle varianti a 2 e 3 clausole) è la licenza MIT sono gli esempi più diffusi. La Apache License 2.0, rilasciata dalla Apache Software Foundation, aggiunge una concessione esplicita di brevetti, proteggendo gli utenti da rivendicazioni brevettuali da parte dei contributori.
Come scegliere una licenza
La scelta della licenza è una decisione strategica. Il copyleft (GPL) garantisce che il codice resti libero ma può limitare l’adozione in contesti aziendali. Le licenze permissive (BSD, MIT) favoriscono la massima diffusione ma consentono la chiusura del codice derivato. La LGPL rappresenta un compromesso per le librerie.
Le licenze sono il fondamento giuridico dell’ecosistema Open Source: senza un framework legale chiaro, la condivisione del codice resterebbe un atto di fiducia senza garanzie. L’OSI, certificando le licenze conformi, fornisce un punto di riferimento per sviluppatori, aziende e istituzioni.
