GPL v3: la Free Software Foundation aggiorna il copyleft

Dopo 18 mesi di consultazione pubblica, la FSF rilascia la GPLv3: clausole anti-tivoization, compatibilità con Apache 2.0 e nuove disposizioni sui brevetti.

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Sedici anni dopo la versione 2

La GNU General Public License versione 2 è stata pubblicata nel 1991. Da allora il panorama del software è cambiato profondamente: sono emersi nuovi modelli di distribuzione, i brevetti software sono diventati un’arma strategica e alcuni produttori hardware hanno trovato modi per rispettare la lettera della GPLv2 violandone lo spirito. Il 29 giugno 2007, dopo 18 mesi di consultazione pubblica con quattro bozze successive, la Free Software Foundation rilascia la GPLv3.

Il processo di revisione ha coinvolto sviluppatori, aziende, giuristi e organizzazioni di tutto il mondo — un esperimento di drafting collaborativo che non aveva precedenti nel campo delle licenze software.

Le novità principali

La GPLv3 interviene su tre fronti critici:

Anti-tivoization. La GPLv2 garantisce l’accesso al codice sorgente, ma non impedisce a un produttore hardware di bloccare l’esecuzione di versioni modificate del software sui propri dispositivi. Il termine tivoization deriva dal caso TiVo, che distribuiva il sorgente del proprio firmware Linux ma impediva l’installazione di versioni modificate tramite firme crittografiche. La GPLv3 richiede che, per i prodotti consumer, venga fornita anche l’informazione necessaria per installare versioni modificate del software — le cosiddette Installation Information.

Compatibilità con Apache 2.0. La GPLv2 era incompatibile con la Licenza Apache 2.0 a causa di clausole contrastanti sui brevetti. La GPLv3 risolve l’incompatibilità, permettendo di combinare codice rilasciato sotto le due licenze in un unico progetto.

Disposizioni sui brevetti. La GPLv3 introduce una concessione esplicita di licenza brevettuale da parte di ogni contributore. Chi distribuisce software sotto GPLv3 concede automaticamente una licenza non esclusiva e irrevocabile su tutti i brevetti necessari per l’uso del codice. Inoltre, una clausola specifica impedisce accordi discriminatori di licenza brevettuale che proteggano solo alcuni destinatari.

Il kernel Linux resta sulla GPLv2

La decisione più discussa nel mondo Open Source è quella di Linus Torvalds, che annuncia che il kernel Linux rimarrà sotto GPLv2. Le ragioni sono pragmatiche: Torvalds considera la clausola anti-tivoization un’imposizione eccessiva sugli utenti della licenza e ritiene che la GPLv2 sia sufficiente a proteggere il kernel. Poiché il kernel ha migliaia di contributori e la GPLv2 richiede il consenso di ciascuno per il cambio di licenza, la migrazione sarebbe comunque impraticabile.

Questa divergenza crea una situazione in cui il progetto più importante del software libero utilizza una versione della licenza diversa da quella raccomandata dalla FSF. In pratica, la convivenza tra GPLv2 e GPLv3 nell’ecosistema si rivela gestibile: la maggior parte dei progetti GNU adotta la v3, mentre il kernel e i progetti che ne dipendono strettamente restano sulla v2.

Link: gnu.org/licenses/gpl-3.0

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