La conclusione
Il progetto CMOS (Content Management Open Source) si conclude dopo 30 mesi di ricerca industriale. Il consorzio formato da Bassilichi S.p.A., l’Università di Firenze e noze consegna la piattaforma di content management interamente Open Source prevista dal programma MIUR/PIA.
La piattaforma
La piattaforma è un sistema di gestione dei contenuti modulare, scalabile, multi-canale e multi-device. La fase iniziale di prototipazione viene costruita sullo stack Zope/CMF; nel corso del progetto l’architettura è poi migrata a Java Enterprise (J2EE), scelta come stack definitivo per la maturità in ambito enterprise, la disponibilità di application server robusti e la maggiore adozione tra i partner industriali. Trasversali a entrambe le fasi restano XML/XSLT, LDAP e l’integrazione con database SQL e Object Database. L’architettura a componenti indipendenti consente l’assemblaggio di soluzioni personalizzate a partire da un nucleo comune.
Il contributo di noze
noze porta l’esperienza maturata con InFlow, il proprio CMS Open Source già in produzione. InFlow non confluisce direttamente nel progetto, ma l’esperienza sul campo con Zope/CMF orienta le scelte progettuali di CMOS: dalla selezione tecnologica (documentata nel paper “Perché Zope e CMF”) al disegno modulare della piattaforma. Le competenze su workflow asincroni, content type estensibili ed export RDF guidano la progettazione dei moduli.
Zope, CMF e l’ecosistema Open Source
Il valore portato da noze è l’esperienza concreta su Zope + CMF, una tecnologia ancora poco diffusa in Italia all’epoca ma destinata a diventare lo standard dei CMS Open Source nella decade successiva. È la base da cui, di lì a poco, sarebbe nato Plone, il CMS Open Source che si afferma come riferimento per la pubblica amministrazione e le grandi organizzazioni.
Il contesto
CMOS chiude un ciclo di trasferimento tecnologico tra università e imprese nel contesto toscano, confermando la validità del modello di ricerca collaborativa finanziata dal MIUR.

