Fab Lab: il modello di laboratorio distribuito nato al MIT

Fab Lab (fabrication laboratory) nasce al Center for Bits and Atoms del MIT da Neil Gershenfeld tra il 2001 e il 2003: laboratori con macchinari digitali (stampa 3D, laser cutter, CNC) aperti alla comunità. Modello poi replicato in migliaia di città nel mondo.

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Il concetto

Nel 2001 Neil Gershenfeld al Center for Bits and Atoms (CBA) del MIT tiene il corso How to Make (Almost) Anything. La domanda crescente da parte di studenti non-ingegneri porta nel 2003 alla creazione del primo prototipo di Fab Lab (fabrication laboratory) come spazio pubblico esterno al MIT in cui riprodurre una sotto-parte delle capacità del CBA accessibile a chiunque.

Cosa contiene un Fab Lab

Un Fab Lab standard comprende un set minimo di macchine:

  • Stampante 3D a filamento (FDM) e a resina (SLA)
  • Laser cutter CO₂ per taglio e incisione
  • Fresa CNC per legno/plastiche
  • Vinyl cutter per sticker e PCB flessibili
  • Macchine per elettronica — saldatore, multimetro, oscilloscopio, programmatori microcontroller
  • Milling machine di precisione per PCB

Il costo d’ingresso tipico è di 50.000-100.000 USD di attrezzatura, ma la curva di prezzo delle macchine digitali è in discesa e dovrebbe rendere il modello più accessibile negli anni successivi.

La rete

Il modello Fab Lab è distribuito: ogni lab è autonomo ma aderisce alla Fab Charter — impegno di condivisione di risorse, progetti e conoscenze con una rete globale in costruzione. Il primo International Fab Labs Conference (FAB1) è previsto a Boston nel 2005.

Strumenti software

I Fab Lab adottano principalmente tool Open Source e standard aperti:

  • FreeCAD, OpenSCAD, Blender — CAD parametrico e modellazione
  • KiCad, EAGLE — PCB design
  • Inkscape — vettoriale per laser cutter
  • Cura, PrusaSlicer, Slic3r — slicer stampa 3D
  • Processing, Arduino IDE — programmazione per prototipi interattivi

Significato culturale

Il Fab Lab è il luogo fisico del movimento maker: passa dall’accesso a strumenti che un tempo erano accessibili solo nelle fabbriche alla democratizzazione della produzione. Idee correlate:

  • Atoms ↔ Bits: capacità di trasformare file digitali in oggetti fisici
  • Learning by making: pedagogia sperimentale, “show don’t tell”
  • Open hardware: schemi e progetti condivisi per riproducibilità
  • Distribuzione produttiva: alternativa a catene globalizzate

Prospettive italiane

L’attenzione di università, parchi tecnologici e incubatori italiani verso il modello Fab Lab è già rilevabile nel 2004: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, centri di ricerca in Emilia Romagna e Veneto stanno valutando progetti pilota. È plausibile che nei prossimi anni nascano i primi laboratori italiani.


Riferimenti: Fab Lab (Neil Gershenfeld, MIT Center for Bits and Atoms, 2001-2003). Corso “How to Make (Almost) Anything” al MIT. Fab Charter.

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