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Apple PC: cloni MAC all'italiana. Il parere dell'ICT LEGAL Stampa
Proprietà intellettuale
Scritto da Gianluca Craia   

Su AppleLounge, blog dedicato al mondo Apple, è stata recentemente pubblicata una inchiesta su ApplePC, un'azienda italiana che propone di vendere PC compatibili con MAC OS X ad un prezzo veramente competitivo. E' stato contattato il Responsabile di Apple PC per chiarire la situazione, il quale ha specificato che il pc in vendita è costruito con componenti totalmente equiparabili con quelli che Apple monta sui propri MAC.

A differenza di Psystar, il clone-maker della Florida attualmente in causa con Apple, nel caso di Apple PC non è prevista la possibilità di comprare un computer compatibile “MAC Pro PC” con Mac OS X preinstallato e l’installazione del sistema operativo è delegata in toto al cliente. L’acquirente sarà quindi l’unico responsabile della violazione del contratto di licenza di OS X, che vieta tassativamente di procedere all’uso di tale sistema operativo su hardware non Apple.

Questo è il fulcro della questione. Una mera collezione di componenti identici a quelli utilizzati da Apple sui propri computer non è sufficiente a creare una macchina in grado di far girare Mac OS X. E’ necessario aggirare in qualche modo il controllo che il sistema operativo effettua per capire se sta girando su componenti approvati dalla casa madre o meno. Gli appartenenti alla comunità Hackintosh risolvono il problema semplicemente installando Leopard (o Tiger in passato) direttamente da immagini disco modificate reperibili su “canali di distribuzione alternativi”.

A quanto afferma il responsabile di ApplePC, gli acquirenti di MAC Pro PC non sono invece costretti ad adottare questa soluzione piratesca. I cloni assemblati dalla Informatica Ingegneria, nonostante nel sito tutto questo non sia specificato in maniera sufficientemente chiara, danno la possibilità all’utente di installare Mac OS X as is, direttamente dal disco di setup acquistato regolarmente presso un punto vendita Apple autorizzato.

Esiste un metodo alternativo per bypassare il problema senza ricorrere alla modifica del software e si chiama EFI-X : sui MAC Pro PC è stato implementato un sistema simile, collegato come avviene per EFI-X, tramite una porta USB interna a 10 pin.

Incalzato sulla questione EFI, il responsabile di ApplePC ha tenuto a ripetere in ogni caso che il sistema implementato sui MAC Pro PC non è EFI-X né viola alcun diritto di proprietà intellettuale detenuto dalla ASEM, la società che detiene la proprietà intellettuale di EFI-x. Non potrebbe essere altrimenti, visto che la ASEM si oppone strenuamente alla vendita di cloni già pronti che utilizzino la tecnologia EFI-X e minaccia azioni legali verso chiunque contravvenga a questa regola.

ApplePc sta quindi cercando di muoversi sul filo di ciò che è consentito dalla licenza di Apple e sembra farlo con efficacia. Il responsabile di Informatica Ingegneria sostiene poi che a livello europeo le regole imposte dalla EULA di Mac OS X non reggerebbero in tribunale.

Relativamente alle problematiche legali collegate all’EULA, ApplePC non ha comunque da preoccuparsi perché la violazione del contratto con Mac OS X viene demandata in ultima istanza alla volontà dell’acquirente.

ApplePc dovrebbe fare attenzione alle possibili violazioni di svariati trademark Apple, del tutto indipendenti dalla conformità del prodotto con la EULA di Mac OS X. La Informatica Ingegneria utilizza il termine Apple nella denominazione del proprio sito. La parola MAC viene ripetutamente usata (basta il maiuscolo a distinguerla da Mac?), come anche il logo Apple e lo slogan Think more Different. Informatica Ingegneria ha provveduto a modificare le immagini presenti sul sito sostituendo il logo Apple con una vera mela e rimuovendolo dalle immagini dei computer. E’ infine innegabile che MAC Pro PC e MAC Book PC sono nomi che richiamano immediatamente alcuni noti prodotti Apple.

Il parere legale

Ecco il parere legale sulla questione del Dottor Gianluca Craia, consulente legale dello staff di noze s.r.l. ed esperto di proprietà intellettuale nel mondo ICT:

Premetto che un commento preciso sulla base dei pochi elementi di cui è possibile venire a conoscenza rischierebbe di essere frettoloso, poco preciso e forse erroneo. In linea generale è però possibile dire che commercializzare un proprio prodotto sfruttando marchi e segni distintivi altrui così da ingenerare confusione nell' utente finale è atto di concorrenza sleale secondo quanto previsto dall'art 2598 c.c. N°1. In più la nostra Suprema Corte ha sanzionato più volte i "comportamenti che determinano la confusione tra prodotti similari o alternativi di imprese diverse con l'effetto di deviare la clientela dalla richiesta di determinati prodotti in competizione con altri sul mercato". La tutela è tanto più forte quanto più forte è la penetrazione del marchio nel mercato di riferimento e "la mela", come sappiamo, non ha bisogno di presentazioni. La questione dell'EULA è di ben diversa portata.

Affermare che l'EULA di Apple non sia valida in Europa mi pare eccessivo. Apple, essendo titolare del software, è libera di autorizzarne l'installazione su alcuni dispositivi e non su altri (Cfr., limitando alla normativa italiana, art 64-bis lett a) l.633/1941), quindi salvo verifica di una violazione della normativa antitrust europea (accordi restrittivi della concorrenza art. 81 TCE, abuso di posizione dominante ex art 82 TCE, pratiche di leverage etc...), direi che la gestione dei diritti sul software operata da Apple è più che legittima; potrebbe essere contestabile la scelta commerciale, ma non quella giuridica.

Ciò detto il fatto di predisporre un sistema hardware con caratteristiche tali da far girare il sistema di casa Apple, salvo che vi siano diritti di brevetto, in sé non viola alcuna norma. La licenza Apple, però, è chiara e afferma che il software è installabile su un solo computer Apple, ciò già esclude la possibilità di installare su computer “non Apple”. E' certo, inoltre, che all'interno di OS X opera una procedura di qualche tipo con la quale il software “analizza l'hardware su cui viene installato”. Per installare OS X la procedura dovrebbe essere aggirata e la licenza, di conseguenza, violata.

Si potrebbe quindi ipotizzare che le condotte  dell'utente finale e di chi fornisce tale procedura (sia essa un software un firmware etc...) siano, l'una all'altra, essenziali per la violazione della licenza. Se ciò è vero, e quindi il fatto dannoso sia imputabile a più persone, tutte sarebbero obbligate in solido al risarcimento del danno (art. 2055 c.c.) subito da Apple.

In ogni caso mi preme sottolineare che al momento non è possibile pronunciarsi sulla liceità o meno della politica di Applepc; ogni ipotesi di ricostruzione giuridica sopra prospettata, non può esimersi da un confronto con la fattispecie concreta, infatti tutto rimane legato al tipo di tecnologia utilizzata e al come essa agisca sul software di casa Apple. Si dovrebbe trattare di un sistema appositamente creato per violare la procedura di cui sopra e che non abbia altre funzioni se non quella, cosa che al momento, da quanto mi pare di capire, non è dato sapere con certezza.

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