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Caffé o software Open Source? Stampa
Gare e appalti pubblici
Scritto da Gianluca Craia   

Ancora valutazioni a margine dell'art 68 CAD

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della riforma del Codice dell' Amministrazione Digitale.

Senza dubbio il ministro Brunetta ha deciso di dare una forte spinta all'informatizzazione della PA, tema sul quale l'Italia è in ritardo rispetto agli altri paesi  sia del blocco europeo che, più in generale, di quello dei paesi più industrializzati.

Una nuova PA che si regga su servizi di e-government evoluti è, non un obiettivo, ma una necessità.

Se su questo punto non può esservi che consenso, sul metodo per acquisire i sistemi e le applicazioni informatiche necessarie, il dibattito è  aperto.

Come sempre l'interprete deve perdersi nella giungla normativa...

Alla prima occhiata sul tavolo stanno vari  testi normativi  Codice dei Contratti Pubblici, Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), legge sul Procedimento Amministrativo, D.lgs 39/1993 e per ultima, ma non da ultima, la legge sul Diritto d'Autore (LDA).

Alla seconda occhiata la sensazione è che, nonostante la giungla di norme e la conseguente  sensazione di panico, nel nostro ordinamento, per l'amministrazione munirsi di distributori per le bevande o di applicazioni informatiche pare essere la stessa cosa:

valutazione delle possibili soluzioni, determina a contrarre, pubblicazione del bando di gara secondo le forme stabilite dal Codice dei Contratti, qualificazione dei candidati, aggiudicazione e stipula.

Alla terza occhiata nascono i problemi.

Il software non è regolato dalla disciplina prevista per gli altri beni, il diritto d'autore infatti pone non pochi problemi all'applicazione dello schema proposto sopra.

In particolare il CAD richiede all'amministrazione che, in sede di valutazione delle esigenze, venga posta in essere una valutazione tecnico-economica al fine di scegliere se acquisire software in licenza d'uso, ovvero software a codice sorgente aperto ( e ci si dovrebbe chiedere perché il legislatore non abbia anche qui specificato in licenza...), se richiedere la realizzazione di software ad hoc, se riusare software già di titolarità di altre amministrazioni, oppure una combinazione delle soluzioni di cui sopra.

E così ci troviamo di fronte a bandi che richiedono venga realizzato software ad hoc per la pubblica amministrazione utilizzando software open source i cui diritti siano ceduti alla pubblica amministrazione appaltante.

Quindi, giuridicamente, abbiamo situazioni in cui software che potrebbe essere esclusivamente rilasciato in licenza a terzi, magari modificato per adattarlo al contesto informatico della PA richiedente e magari con una licenza già indicata dall'autore originario ( è il frequente caso del copyleft a cui ci ha abituato la diffusissima GPL), viene richiesto in cessione, o peggio, ope legis,  il diritto d'autore dovrebbe nascere, a titolo originario, in capo alla PA richiedente, con una palese violazione delle prescrizioni contenute nella LDA.

Giunti alla quarta occhiata non rimane che rilevare come il problema sia nato nella valutazione tecnica economica prescritta dall'art 68 CAD.

In quella sede si richiede alla PA una valutazione che di tecnico ed economico non ha nulla.

L'amministrazione ex art. 68 CAD deve scegliere quale assetto avranno i diritti sull'applicazione che va a richiedere, quindi la valutazione è strettamente giuridica, la sentenza 122/2010 della Corte Costituzionale su questo tema ha certamente colto nel segno.

Qual'è la differenza da un punto di vista tecnico ed economico se la PA sceglie una soluzione proprietaria piuttosto che una rilasciata open source?

Si dirà che il software open source è rilasciato in licenza gratuita, ma è anche vero che pure le soluzioni proprietarie potrebbero essere rilasciate a titolo gratuito, come è vero che il software open source è tendenzialmente, ma non necessariamente, rilasciato a titolo gratuito, la stessa GPL si esprime più che chiaramente sul tema.

E da un punto di vista tecnico, come è possibile valutare quale applicazione sia migliore sulla base dell'accordo negoziale (licenza) che le governa?

Non sarebbe forse meglio prevedere una norma che faccia riferimento agli indici da tenere in considerazione in tali casi? O che, quanto meno, rimandi la competenza di individuazione a soggetti  creati ad hoc ( il vecchio CNIPA già ha stilato un protocollo in materia che rimane lettera morta).

E' vero la riforma del CAD è necessaria, altrimenti ogni volta che avremo voglia di un caffè e la monetina verrà mangiata continueremo a cercare i tasti CTRL, ALT e CANC sulla macchinetta nel corridoio...