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ICT Legal e Licenze: Compatibilità tra licenze open e proprietarie Stampa
Martedì 16 Settembre 2008 10:03

Breve guida all’applicazione delle licenze open

Le licenze open sono un modo alternativo di gestione dei diritti d’autore sulle opere informatiche. La loro funzione è sostituire all'esclusiva stabilita dalla legge “tutti i diritti sull’opera sono riservati al suo autore” una concessione di alcuni di detti diritti a terze parti. Chi fruisce di un’ opera informatica sotto licenza open acquisisce la facoltà di accedere al codice sorgente, studiarlo, copiarlo, modificarlo e distribuirlo. In questo modo l’utilizzo è aperto ad una vasta comunità di utenti, lo sviluppo dell’opera dell’ingegno diviene più veloce e contemporaneamente si ottengono migliori risultati dal punto di vista dell’efficienza e della stabilità del prodotto.

Se questi sono i vantaggi dell’adozione del modello economico “open”, dal punto di vista giuridico però, il gap informativo del settore ha comportato un approccio di tipo “AS IS” all’utilizzo delle licenze facendo sorgere problematiche legate agli effetti e alla validità delle clausole in esse contenute.

 

Spesso gli operatori utilizzano programmi sotto diverse licenze rielaborandoli ovvero combinando tra di loro moduli di opere diversi senza considerare che queste operazioni sono si' permesse, ma alle condizioni descritte nelle licenza che governa il singolo programma. In ambito informatico si ritiene che sia possibile “fare tutto” con il codice: ciò è vero solo in astratto. Nella realtà del mercato però, il codice incontra i limiti del diritto. In questo senso quel “fare tutto” deve tramutarsi in un “è possibile fare… tutte le operazioni previste dalla licenza”.

Laddove le operazioni non rispettino le clausole della licenza, ed ancora, laddove le licenze non rispettino le norme imperative poste dall’ordinamento in cui queste devono essere applicate, allora i permessi concessi dall’autore cessano di essere efficaci e la privativa “tutti i diritti sull’opera sono riservati all’autore” torna ad avere vigore. La stessa OSI DEFINITION afferma che “Considerare una licenza come qualcosa separato dal corpo delle leggi applicabili (in quello Stato) è tanto sciocco quanto considerare un documento in lingua inglese separato dal vocabolario di quella lingua, un caso in cui nessuna parola avrebbe un significato definito”. Di fatto quanto detto può porre seri problemi alla diffusione delle opere, frustrando il significato di “open source".

La serie di articoli che segue si pone come obiettivo quello di fare un po’ di chiarezza nel mondo delle licenze e stilare delle linee guida generali per l’applicazione delle stesse, avvertendo però che ognuna di queste, una volta scelta per il rilascio o la commercializzazione di un prodotto, richiede lo studio specifico di un occhio esperto.

La compatibilità tra licenze open e tra licenze open e proprietarie

Per un’impresa che adotti il modello di business open è fondamentale avere la possibilità di creare prodotti frutto della combinazione di codici appartenenti a software rilasciati con licenze diverse. In questo modello economico la creazione del programma difficilmente avviene da zero: è il riutilizzo delle creazioni altrui, alle quali viene data una nuova destinazione e funzione, che costituisce il fulcro attorno al quale ruota la creazione dell’opera ed è, in una prospettiva più ampia, il motore dell’intera “Open Business Community”. Se queste sono le esigenze, non sempre possono essere esaudite. Molto dipende dal tipo di regolamentazione imposta dalle licenze che governano le opere da combinare.

In concreto, quindi, i problemi che si pongono sono di compatibilità. Per l’azienda è necessario conoscere le clausole relative alla possibilità di derivazione e i loro effetti: violarle, infatti, significa perdere la possibilità di rilasciare il programma ovvero, laddove si decida di rilasciarlo comunque, incorrere in una violazione del diritto d’autore.

Procedendo per categorie, sul tema è possibile individuare due ordini generali di problemi:

  • Compatibilità tra due o più programmi entrambi rilasciati con licenze open
  • Compatibilità tra programmi rilasciati con licenza open e programmi proprietari

Compatibilità tra due o più programmi governati da licenze open

Sviluppare con software open non significa poter utilizzare in qualsiasi modo il codice sorgente di un programma: è comunque necessario attenersi alle regole sancite dalla licenza con cui è rilasciato.

Le licenze open, infatti, non necessariamente sono tra loro compatibili: nel caso di due codici sotto licenze diverse è necessario verificare se le clausole specificate nell'una sono compatibili con quelle sancite nell'altra, ed a quali condizioni.In generale, laddove le due licenze siano caratterizzate da clausole copyleft, si crea una situazione di incompatibilità; ad esempio, se una licenza impone che tutte le opere derivate siano rilasciate secondo il suo contenuto e l'altra ha le stesse prescrizioni, il software, frutto di combinazione dei due codici, dovrebbe rispettare in contemporanea condizioni che invece tra loro sono mutualmente esclusive. Altro caso possono essere le politiche sposate, dalle licenze, in materia brevetti: ad esempio la licenza Apache 2.0 e la GPLv2 sono incompatibili; sulla compatibilità tra Apache 2.0 e GPLv3 invece la discussione è aperta (da notare che la FSF ritiene le due licenze incompatibili, anche se ben leggendo l’ultima versione di “casa Stallmann” non sembrano sussistere differenze sostanziali).

In generale è possibile concludere che tra licenze open si parla di incompatibilità ogni volta in cui non tutte le clausole delle licenze che governano i prodotti originali possono essere rispettate dall’opera derivata. Questa conclusione è senza dubbio compliant con quanto previsto dalla legge italiana sul diritto d’autore (l 633/1941) dove all’art. 4 afferma che:

Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica , le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.

La legge, nell’affermare che anche le opere derivate sono protette dal diritto d’autore, indica che ciò è possibile purchè venga rispettata la condizione di non arrecare pregiudizio ai diritti esistenti sull’opera originaria : diritti che, nel caso in esame, sono quelli disciplinati dalle licenze originali.

Compatibilità tra licenze open e licenze proprietarie

Il mondo open e il mondo proprietario, al contrario di quanto si pensi, non sono necessariamente in contrasto.

Alcune imprese impostano la loro politica commerciale cercando di farli convivere; altre volte ancora, incorporare codice open in un programma sotto licenza proprietaria, oltrepassa la scelta aziendale e diventa una necessità dovuta ai costi di realizzo e, perchè no, alla bontà del prodotto che spesso diventa uno standard di utilizzo (ad esempio nel caso di alcune librerie) : nell’ottica di questa policy la scelta della licenza è fondamentale.

Ciò detto è necessario fare presente che alcune licenze sono completamente incompatibili con quelle proprietarie e non permettono assolutamente operazioni per la creazione di opere derivate frutto di combining di software proprietari con software open. La GPL, per esempio, essendo caratterizzata da un copyleft molto forte, impone che un’opera frutto di una fusione di codici distinti appartenenti a software diversi debba essere rilasciata sotto GPL; laddove ciò non sia possibile, il software sotto GPL non può essere utilizzato. Altre licenze come la MPL permettono di creare opere derivate miste (ed anche di rilasciarle sotto licenza proprietaria), purché l’operazione avvenga tramite associazione di moduli e il modulo proprietario e quello sotto licenza open rimangano separati. Vi sono poi licenze particolarmente concessive come la BSD e la famiglia di licenze BSD-style che consentono qualsiasi tipo di operazione sul codice, purché si dia evidenza della paternità dell’opera e si rispetti la regolamentazione indicata in essa per l’utilizzo del marchio e dei segni distintivi dei cui l’autore e titolare. In questo caso la softwarehouse può legare codice proprietario e software open senza alcun problema di compatibilità.

In conclusione, è opportuno che, in fase di progettazione, sia previsto uno studio delle licenze dei prodotti software che si intende utilizzare e delle loro interazioni. Lo scopo è applicare il modello di business scelto dalla governance aziendale senza incorrere nei pericoli di una violazione delle norme della proprietà intellettuale, che può provocare sanzioni ed impedire la commercializzazione del prodotto.

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